Frauensicherheitsrat
deutsch english français italiano
PIANO D’AZIONE PER L’APPLICAZIONE
RAPIDA DELLA RESOLUZIONE 1325
Proponiamo che i governi si concentrino per l’applicazione
a breve e medio termine su certi punti specifici. A lungo termine si deve
lavorare all’applicazione di tutte le domande.
Nostri raccomandazioni sono basate sullo studio critico
di tre rapporti :
1. « Women, War and Security », di un gruppo di lavoro al
di là delle Nazioni Unite scritto su ordine del Consiglio di Sicurezza.
2. Il « Piano dei 21 punti », del segretario generale dell’ONU
Kofi Annan per l’applicazione della Res.1325 sulla base di uno studio
« Women, Peace and Security » presentato il 16.10.2002 al
Consiglio di Sicurezza.
3. Lo studio « Women, war and peace » scritto in referenza
a una decina di zone di conflitto da Elisabeth Rehn et Ellen Johnson Sirleaf,
nel nome di UNIFEM e contenente una seria di raccomandazioni alle istanze
dell’ONU.
In praticamente tutte le zone di conflitto nel mondo, ci
sono iniziative di donne impegnate al dialogo, la pace e la riconciliazione.
Le donne e le ragazze sono lontane d’essere unicamente delle vittime.
Sono attive e dispongono di un grande potenziale sociale. La comunità
internazionale dovrebbe fare tutto per rinforzare questo ruolo.
Sfortunatamente, questo aspetto è messo in valore
soltanto dalle autori Rehn et Sirleaf, allora che gioco poco nello studio
« Women, peace and security » e le raccomandazioni di Kofi
Annan.
Noi ci concentriamo per ciò in un primo momento sui
aspetti della risoluzione 1325 atti a rinforzare il ruolo attivo delle
donne. La domanda più importante della 1325 ci sembra essere: «
Le donne devono essere meglio rappresentate in tutte le istituzioni nazionali,
regionali e internazionali e i meccanismi di prevenzione, di regolamento
e di risoluzione dei conflitti a tutti i livelli di decisione ».
Per l’applicazione di questa domanda, bisogna formulare
degli oggettivi concreti (quota). Le quote non sono certamente una panacea
; sarà difficile in certi casi d’applicarle. Il fatto di
rinunciare alle quota concrete è in ogni caso di nuovo un invito
senza obbligo e rinforza i poteri e gli interessi che vogliono che le
donne restino fuori dei processi politici .
- In tutte le negoziazioni di pace e in tutte le organizzazioni
in carico d’applicare gli accordi di pace, bisogna introdurre
una partecipazione di almeno 30% di donne. Questo riguarda attualmente
fra altro l’Afghanistan, l’Iraq, Israel-Palestina e la Ripubblica
democratica del Congo
- Bisognerebbe mandatare un gruppo interno dell’ONU
per il monitoraggio e i rapporti al Segretario Generale e le commissioni
responsabili dell’ONU a che riguarda l’applicazione di queste
direttive. In caso di violazione, bisognerebbe diminuire i fondi già
accordati per la ricostruzione. Esempio : se la quota minimum di 30%
è inferiore a 10%, le sovvenzioni saranno diminuite di 10%.
- Come la maggior parte delle donne dispone di molto meno
risorse finanziarie degli uomini, soprattutto nei paesi non industrializzati,
sosteniamo espressamente le domande di Rehn et Sirleaf di creare un
fondo dell’ONU (UN trust fund) per sostenere le donne attiviste
per la pace.
- Bisogna mettere l’accento durante le fasi di ricostruzione
del paese molto più sull’ancoraggio dei diritti uguali.
Un minimo di 30 % di donne è necessario in tutte le commissioni
elaboranti il futuro sistema di giurisprudenza e della futura costituzione.
- Questo vale per le prime elezioni nella fase di ricostruzione
: Al meno 30% delle sedie del parlamento nazionale e regionale devono
essere riservate alle donne. Le poche esperienze conosciute finora con
tali regolamenti sono molto positive; bisognerebbe analizzarle in un
modo molto differenziato in uno studio finanziato dall’ONU e presentato
a un grande pubblico.
- Tutti i processi dovrebbero essere controllati da un
gruppo di monitoraggio dell’ONU e sanzionati in caso di fallimento
con una diminuzione delle sovvenzioni.
- Corsi di formazione (continua) giocano un ruolo primordiale
nelle fasi di ricostruzione. E necessario assicurare che tutte le misure
di formazione siano accessibili a 50% per le donne e le ragazze e che
la loro partecipazione sia promossa espressamente. I governi dovrebbero
fare pressione sull’ONU per creare una unità in carico
di coordonare tutti i corsi di formazione per le donne e le ragazze
nelle zone di conflitto .
- La promozione della partecipazione uguale delle donne
nei settori della giustizia e della sicurezza è molto importante.
Già per la formazione delle donne poliziotte e giudice, si deve
fare attenzione al fatto di mobilizzare pubblicamente un numero sufficiente
di donne. Nell’organizzazione dei programmi di formazione si deve
ricorrere alla sensibilità di genere: Bisogna dare molto spazio
ai diritti delle donne/diritti umani e anche alla lotta contra la violenza
sessuale e la violenza domestica.
- Per la ridistribuzione di fondi per l’aiuto umanitario,
si deve, grazie alle budgets « gender » fare attenzione
al fatto che le donne e le ragazze possano profittare di questi fondi
come gli uomini e i ragazzi. Si deve prendere in considerazione che
in molti regioni in crisi, dovuto al numero dei maschi morti in guerra,
la proporzione di donne è molto più alta che quella degli
uomini. In Afghanistan si estima l’esistenza di donne di 60% a
65% della popolazione, in Iraq di 55% a 60%.
- In tutto il mondo, 80% di rifugiati sono donne e bambini.
È obbligatorio d’integrare le donne rifugiate alla costruzione
e all’organisazione dei campi di rifugiati ; si deve approfittare
delle loro esperienze, riconoscere i loro bisogni: Per la costruzione
d’installazzioni sanitari e la protezione, la fornitura di prodotti
igienici e l’assistenze medicale e ginecologo bisogna tener conto
della percentuale alta di rifugiati donne.
- Le donne devono giocare un ruolo molto più importante
nelle posizioni dirigenti dell’ONU. Insistiamo sulla domanda d’eleggere
prossimamente una donna come Segretario Generale dell’ONU e chiediamo
ai nostri governi di impegnarsi nella ricerca e la presentazione di
candidate qualificate.
- Parallelamente, chiediamo che al meno 10%fino al 2005
e al meno 30% fino al 2015 di donne possano arrivare a delle posizioni
dirigenti nell’ONU. Attualmente, ce ne sono che sei donne al capo
di una sotto-organisazione dell’ONU. Il Segretario Generale che
lui-stesso sostiene questa domanda, a fallito finora a causa di un appoggio
insufficiente della parte degli Stati Membri che hanno presentato troppo
poco candidati. Chiediamo ai nostri governi di presentare più
candidati donne, di fare pressione nella consultazione con altri Stati
sulle candidature di donne e di sopportare candidati donne da altri
paesi.
- È la stessa cosa per i posti di inviati e di ambasciatori
speciali. Attualmente ci sono fra le 68 ambasciatori speciali solo 6
donne. Chiediamo una quota di donne d’al meno 30% fino al 2005
e di 50% fino al 2015. Chiediamo anche il sostegno attivo di candidati
donne dal governo.
- Bisogna introdurre una quota per il personale militare
e civile delle missioni di pace dell’ONU. I questo contesto si
dovrebbe aumentare la partecipazione femminile fino al 2005 a 10% e
a 30% fino al 2015. Attualmente solo 4% delle forze di polizia e 3%
delle forze militari sono donne.
- Le missioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU
devono essere composte allora secondo il principio della « gender
balance » (al meno 40% di tutti i membri delle missioni dovrebbero
essere donne e 40% uomini). Dovrebbe essere obbligatorio d’integrare
la prospettiva di genere nei rapporti dei membri della missione, e già
prima di rilevare i dati fare attenzione al fatto che i dati siano rilevati
separati secondo il sesso. Bisogna consultare le organizzazioni di donne
al livello locale regionale e nazionale. Il governo dovrebbe sostenere
il Segretario Generale dell’ONU nell’apertura di una lista
di esperti donne, specialiste di genere, e contenente l’informazione
sulle reti femministi e pacifisti.
- La violenza sessuale, la tortura e lo stupro contano
tra gli atti di violenza più brutali con conseguenze gravissime
per tutta la vita della vittima. Nonostante questo, in molti zone di
conflitto, esiste la pratica dell’impunità del malfattore.
Per abolirla o al meno ridurla, come si chiede già nel CEDAW,
si dovrebbe introdurre per tutti i governi una obbligazione di rapporto
sistematico e di depositarlo ogni anno. Si dovrebbe integrare nell’inchiesta
anche delle organizzazioni femministi e pacifisti. Il materiale dovrebbe
essere trasferito in casi di problemi alla Corte Internazionale di Giustizia.
- In questo caso, si dovrebbe installare, come lo chiedono
Rehn e Sirleaf, una commissione internazionale di verità e di
riconciliazione, davanti a cui le vittime di violenza sessuale potrebbero
far causa.
