A favore di una rete europea per un "Consiglio di sicurezza di donne"
L’Unione Europea fu costruita sulle rovine dell’Europa come alleanza di pace dopo la vittoria definitiva contro la Germania nazista. “Le rovine sono i fondamenti brutti ma indispensabili di una Europa unita”, secondo lo scrittore svizzero Adolf Muschg. Questa storia comune è un obbligo per noi e soprattutto per gli uomini e donne della politica in Europa che dovrebbero perseguire una politica conseguente di pace. Il contrario sarebbe un tradimento morale dell’idea e della realtà dell’Europa unita e che sta ancora unendosi.
Sfortunatamente una parte di quelli che decidono nella politica e nell’economia considerano il processo di unificazione europea prima di tutto una possibilità lucrativa di allargamento del mercato. Questi interessi economici e gli investimenti rispettivi devono essere assicurati se necessario anche con mezzi militari. Questa attitudine ha un’influenza considerevole anche sul concetto di sicurezza in Europa deciso nel 2003, mettendo l’accento più sulla soluzione di conflitti con mezzi militari che civili: costruzione di un’agenzia di armamento europea, un esercito di intervento europeo capace di operare in tutto il mondo , eventualmente com’è descritto nell’ “European Defense Paper“ del 2004 in cooperazione con l’esercito degli Stati Uniti per occupare i campi di petrolio nel Vicino Oriente per “difendere interessi europei”. Questi interessi potrebbero essere minacciati, continua questa dichiarazione, da un aumento massiccio dei costi dell’energia o dei flussi di merci e del commercio.
A questi progetti decisi da una cerchia ristretta soprattutto di uomini responsabili delle politiche di sicurezza manca ogni legittimità democratica. Né il parlamento europeo, né i parlamenti nazionali hanno votato a favore di questa strategia. Questa politica contraddice la volontà esplicita di tanti uomini e donne in Europa di operare in modo molto diversificato a superare i conflitti e le crisi in modo pacifico e civile. Contraddice chiaramente l’UE come alleanza di pace ma anche il principio di uguaglianza fra uomini e donne, perché le donne sono escluse di queste decisioni politiche. Nelle situazioni di crisi o nei negoziati di pace non partecipano o sono soltanto una minoranza come vediamo per esempio nel caso del Kosovo. Questo significa un’esclusione doppiamente non democratica di un’area di importanza esistenziale della politica europea.
I numerosi strumenti di soluzione civile dei conflitti vengono promossi e applicati in modo insufficiente. Anche nell’UE e i suoi Stati membri i budget militari sono mille volte più elevati di quelli destinati alle misure civili (mancano già le idee e la fantasia per immaginare alternative). Abbiamo il desiderio e l’interesse ad impegnarci affinché l’Europa diventi un « Global Player » delle alternative civili. Noi siamo il « Consiglio di sicurezza di donne tedesco », una rete volontaria fondata durante la prima guerra dell’Iraq da una cinquantina di donne che lavorano nella ricerca pacifista e attiviste che rappresentano parzialmente organizzazioni come Amnesty International, Medica Mondiale, WILPF, la fondazione Heinrich Boell
Questo è un appello rivolto a tutte le donne in Europa ad intervenire massicciamente nelle sfere della politica di sicurezza e a chiedere l’applicazione conseguente della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dappertutto in Europa, in tutte le istituzioni nazionali e sopranazionali come l’UE, OSCE, il patto di stabilità dei Balcani. Le donne devono essere integrate come dice questa risoluzione del 31 ottobre del 2000 a tutti i livelli del processo di pace, localmente, nazionalmente, internazionalmente, nella prevenzione dei conflitti nelle missioni di pace, nella ricostruzione , nei parlamenti nei governi, la giustizia, la polizia e in tutte le sfere dello Stato. Le donne sono la metà dell’Europa, delle idee europee, dei progetti e delle visioni del futuro.
